Salvador Espriu
LA IL·LUSTRACIÓ POÈTICA METROPOLITANA & CONTINENTAL
Plurilingual Anthology of Catalan Poetry
Italiano

 
Salvador Espriu
(Santa Coloma de Farners, 1913 – Barcelona, 1985)


I MIEI OCCHI GIÀ NON SANNO...
AI BORDI DEL MARE. AVEVO...
VORREI DIRLO CON LE MIE LABBRA DI VECCHIO
CANZONE DEL MATTINO CALMO
SAGGIO DI CANTICO NEL TEMPIO

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I MIEI OCCHI GIÀ NON SANNO...
 

I miei occhi già non sanno
che contemplare giorni
e soli persi. Come io sento
girare vecchie tartane
tra le sponde di Sinera!
Al ricordo mi giungono
odori di mar velato
da estati chiare. Mi perdura
tra le dita la rosa
che colsi. E sulle labbra,
tempesta, fuoco, parole
cenere diventate.
 


Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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AI BORDI DEL MARE. AVEVO...


 
Al bordi del mare. Avevo
una casa, il sogno mio,
lungo i bordi del mare.

Alta prua. Per liberi
cammini d’acqua, la svelta
barca che comandavo.

Gli occhi conoscevano
tutto il riposo e l’ordine
di una piccola patria.

Quanto m’è necessario
di dirti la paura
che fa la pioggia ai vetri!
Oggi cade la notte scura
sopra la mia dimora.

Mi attirano le rocce
negre verso il naufragio.
Del cantico prigioniero,
ogni mio sforzo inutile,
chi può condurmi all’alba?

Ai bordi del mare avevo
una casa e un sogno lento.
 


Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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VORREI DIRLO CON LE MIE LABBRA DI VECCHIO
 

Con sofferenza ho visto. Già non ricordo il mare.
Vado per l’ultimo solco, dopo verrà il deserto.
Sotto chiarissimi cieli, ascolto come il vento
«Nessuno», mi dice nome, mio guadagnato nome.

Sarà tempo di riposo, e per l’ultima volta
resto a guardar la luce di un ponente lungo.
Ora, senza paura, io solo me ne andrò
dentro la notte, in Dio, tra la sabbia e tra la sete.
 
 


Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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CANZONE DEL MATTINO CALMO


 
Il sole è andato dorando
il lungo sogno dell’acqua.
Gli occhi già così stanchi
di chi raggiunge la calma
hanno visto, hanno capito,
e già dimenticavano.

Lontano, al di là del mare,
se ne va la barca mia.
Da dentro la terra un canto
con l’aria l’accompagna:
«Lungo la via ti perderai
da cui non si torna mai».

Sotto la luce clemente
del mattino, alla casa dei morti
di questo mio nome antico,
oggi mi dico: «Io sono ancora».
Domani m’assopirò
senza timore e angoscia.
E bacerà l’oro novello
la quiete serena del marmo.

Nella pace, solitario,
del giardino dai cinque alberi,
il mio tempo ho già raccolto,
la bianca rosa rara.
Ora entrerò, chiamato,
nelle dimore scure.
 
 


Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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SAGGIO DI CANTICO NEL TEMPIO


 
Oh, quanto sono stanco della codarda,
antica, così selvaggia terra mia,
e come vorrei andarmene,
diretto al Nord,
dove la gente si dice è netta,
nobile, colta, libera e ricca,
desta e felice!
Allora, nella congrega, direbbero i fratelli
disapprovando: «Come l’uccello che lascia il nido,
così dell’uomo che il posto suo abbandona»,
e io, lontano, me la riderei
di quella legge e della saggezza antica
di questa mia arida gente.
Ma mai s’avvererà questo mio sogno
e qui io resterò fino alla morte.
Perché molto selvatico e codardo
sono pur io e amo inoltre
con pena disperata
questa mia patria povera,
sudicia, triste e sventurata.
 
 

Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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