J.
V. Foix
(Sarrià, Barcelona,
1893 - 1987)
SOLO,
NEL LUTTO...
SAPER
NARRARE CON LINGUA VIGOROSA...
SE
POTESSI ACCORDARE RAGIONE E FOLLIA..
ARRIVAI
IN QUEL PAESE
È
QUANDO DORMO CHE CI VEDO CHIARO
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SOLO, NEL LUTTO...
Solo, nel luto, con tunica
antica,
mi vedo sovente per fosche
solitudini,
in prati ignorati e montagne
d’ardesia
e gorghi profondi che mi
fermano, astuti.
Dove sono? mi dico. Per
qual vecchia terra
— per che cielo morto —,
o pascoli muti,
aneli da folle? Verso che
meraviglia
d’astro ignorato volgo
i passi sconfitti?
Sono eterno, solo. M’è
presente il paesaggio
di mille anni or sono,
non m’è ignoto l’ignoto:
io mi sento nato; e in
deserto senza stagno
o in picco di neve, io ritrovo
il luogo
dove già vagai e
l’agguato di Dio
per possedermi tutto. O
del diavolo inganno.
Translated
by Giuseppe E. Sansone
CARNER,
RIBA, FOIX,
ESPRIU, Poesia catalana del
novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.
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SAPER NARRARE CON
LINGUA VIGOROSA...
Saper narrare con lingua
vigorosa
anelito, ansia, piaceri,
e senza sforzo
rimar belle parole sul
ritmo dei cuori
innamorati o folli. E senza
fantasia
— oh dolce deliquio! — cingere
di luci
persone vive, così
scordando i morti
e l’ombra loro, reale,
e d’un bel dorso
cogliere il tutto vitale
e rigoroso.
Saper soffrire senza languore
e amare
senza speranza, e, dentro
il mondo ardito,
temer la noia e aiutare
il naufrago.
Vivere l’attimo svegliandosi
al domani,
seguir le norme del chiaro
e dell’oscuro,
tra savi e folli essendo,
ragionare.
Translated
by Giuseppe E. Sansone
CARNER,
RIBA, FOIX,
ESPRIU, Poesia catalana del
novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.
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SE POTESSI ACCORDARE
RAGIONE E FOLLIA...
Se potessi accordare Ragione
e Follia
e nel chiaro mattino, dal
chiaro mare non lontano,
la mia mente, che di gioia
è avara,
mi rendesse presente l’Eterno.
E con fantasia
— che accende il cuore e
l’ansia mia dirotta —
di parole, di toni, di
suoni, talora
l’oggi rendessi permanente,
e l’ombra rara
che mi deforma per i muri
fosse senno e guida
al mio errare fra tamerici
e lastre;
e — dolci pensieri, dolcezze
in bocca! —
veri sembrassero l’Ascoso
e, in cale chiuse,
le immagini del sonno che
evoca l’occhio,
viventi; e non fosse il
Tempo; e la speranza
d’Immortali Assenti fosse
luce e danza!
Translated
by Giuseppe E. Sansone
CARNER,
RIBA, FOIX,
ESPRIU, Poesia catalana del
novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.
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ARRIVAI IN QUEL
PAESE; TUTTI MI SALUTAVANO E IO NON CONOSCEVO NESSUNO. QUANDO MI ACCINGEVO
A LEGGERE I MIEI VERSI, IL DEMONIO, NASCOSTO DIETRO UN ALBERO, MI CHIAMÒ,
SARCASTICO, E MI RIEMPLÌ LE MANI DI RITAGLI DI GIORNALI
Come si chiama
questo paese
con fiori al campanile
e un fiume tra gli alberi
foschi?
Dove ho lasciato le chiavi
...
Mi dicono tutti: — Buongiorno!
Io vado mezzo spogliato;
c’è chi si inginocchia
e chi mi porge la mano.
Chiedo: — Come mi chiamo?
Mi guardo il piede scalzo;
all’ombra di un barile
brilla una pozza di sangue.
Il bovaro mi passa un libro,
mi specchio in un cristallo;
porto la barba lunga,
— che ho fatto del grembiale?
Quanta gente nella piazza!
Debbono aspettarmi;
e io che leggo i versi,
ma ridono e se ne vanno.
Il vescovo mi decora;
i musici hanno già
smesso,
vorrei tornare a casa
ma non conosco i passaggi.
Se mi bacia una ragazza
...
Quale mestiere faccio?
Ora le porte chiudono:
chissà dov’è
la locanda!
Un pezzo di giornale
ostenta il mio ritratto;
gli alberi nella piazza
mi danno il loro addio.
— Che dicono alla radio?
Ho freddo, paura, fame;
un orologio debbo comprarle:
quando viene il suo Santo?
Me ne vado alla Fonte Vecchia:
hanno divelto i banchi;
ora il demonio vedo
che all’angolo mi aspetta.
Translated
by Giuseppe E. Sansone
CARNER,
RIBA, FOIX,
ESPRIU, Poesia catalana del
novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.
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È QUANDO DORMO
CHE CI VEDO CHIARO
A Joana Givanel
È quando piove che
ballo solo
vestito d’oro, d’alghe
e di squame;
c’è un telo di mare
dopo la curva
e uno squarcio di cielo
scarlatto;
un uccello vola ruotando
e dal cespuglio nascono
rami;
è come un vasto
girasole
la casupola del pirata.
È quando piove che
ballo solo
vestito d’oro, d’alghe
e di squame.
È quando rido che
mi vedo gobbo
nella pozzanghera che è
sotto l’aia;
mi vesto così da
uomo antico
e vado inseguendo la massaia,
e poi tra il leccio e la
pineta
io conficco la mia bandiera;
al mostro di cui non dico
tolgo la vita con ago per
sacchi.
È quando rido che
mi vedo gobbo
nella pozzanghera che è
sotto l’aia.
È quando dormo che
ci vedo chiaro
reso demente da dolce veleno;
avendo perle in ogni mia
mano
vivo nel cuore di una conchiglia;
sono la fonte su gola di
monte,
sono la tana di selvaggina
— o luna che si fa sottile
quando si spegne oltre
la collina.
È quando dormo che
ci vedo chiaro
reso demente da dolce veleno.
Translated
by Giuseppe E. Sansone
CARNER,
RIBA, FOIX,
ESPRIU, Poesia catalana del
novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.
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