Maria Mercè Marçal
LA IL·LUSTRACIÓ POÈTICA METROPOLITANA & CONTINENTAL
Plurilingual Anthology of Catalan Poetry
Italiano

 
Maria Mercè Marçal
(Ivars d’Urgell, 1952 - Barcelona, 1998)


TI AMO PERCHÉ SÌ...
APPARECCHIARE E SPARECCHIAR LA TAVOLA

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TI AMO PERCHÉ SÌ...
 
 Mano ai remi, ché ho stirpe vagabonda!
                                  J. V. FOIX


Ti amo perché sì. Perché il corpo è tiranno.
Perché con gran rumore uscisti dalle onde.
Perché del brullo bosco copristi il tuo capanno
senz’usci o chiavistelli, nel delirio di fronde.

Perché voglio e mi succhia il germe del furore.
Perché l’amor, mietuto, nel mio letto è granato.
Perché porto l’anelito dello scorpione in cuore
che causa la salsedine e il golfo fa increspato.

Perché son troppo fragile per innalzare un muro
alla marea viva che cieca mi sovrasta.
Perché son troppo forte per cedere a un futuro
che segnò, senza me, la pagliuzza nefasta.

Perché non ha né pace né tregua l’acqua fonda
e forte mi decanta di stirpe vagabonda.
 


Translated by Yorick Gómez Gane
Antologia della poesia spagnola (castigliana, catalana, galega, basca) (dal 1961 ad oggi), a cura di Rosa Rossi e Valentí Gómez i Oliver, Nuove Amadeus Edizioni, Cittadella, 1996

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APPARECCHIARE E SPARECCHIAR LA TAVOLA
 

Amore, sai? tutt’oggi, la mia porta
nella tua attesa s’apriva da sola.
Eran pieni di cibi piatti e tavola.
Specchiavan tutto i cristalli dell’acqua.
Il prezzemolo è fresco. (L’orologio
fa le cinque. Verrai?) Tutta la casa

oggi non sembra più la stessa casa.
L’origano s’infila per la porta.
Lancia sfide alla frutta l’orologio.
(Lo so: le sei, e parlo qui da sola!)
Nel lavandino scorre un sogno d’acqua
e piove a raggi disio sulla tavola.

Amor... (Le sette: non vieni. La tavola
sotto nasconde l’ansie. Fuori casa
la tristezza!) Le gaie dita d’acqua
sfiorano le piastrelle. Toppa e porta
quando verrai s’infioreranno. Sola-
mente voglio che taccia l’orologio.

Le sette e mezza. Sono l’orologio:
con i minuti apparecchio la tavola.
Batto le otto e, dal capo alla sola
della scarpa, io sento che la casa
non so se ancora è mia. Per la porta
fugge, triste, il disfatto cuor dell’acqua.

Batto le nove e le dieci, e son l’acqua
che brina le lancette all’orologio.
Su e giù già non sono chi mi porta.
Per ricoprir le ansie non ho tavola.
Rompo lo specchio e mi ridice sola.
Sale il disio e crivella la casa.

Dai buchi, vedi? fuggo via di casa,
nocchiera d’un falò che invoca l’acqua.
(Verrai quando morrà l’ora più sola?)
La frutta ha perso contro l’orologio
e l’autunno fa il pieno sulla tavola.
Nulla può uscire da nessuna porta.

Bussa alla porta la notte e vien da sola:
tolgo la tavola e annego nell’acqua
disio, orologio, piatti, cuore, casa.
 


Translated by Yorick Gómez Gane
Antologia della poesia spagnola (castigliana, catalana, galega, basca) (dal 1961 ad oggi), a cura di Rosa Rossi e Valentí Gómez i Oliver, Nuove Amadeus Edizioni, Cittadella, 1996

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