Joan Navarro
LA IL·LUSTRACIÓ POÈT&K METROPOLITANA & CONTINENTAL
Plurilingual Anthology of Catalan Poetry
Italiano

 
Joan Navarro
(Oliva, 1951)


LUNA DI TERRA

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LUNA DI TERRA
I

        L’autunno s’imbosca nelle camere delle
  mansarde come un fuggitivo, lontano da tutti i
  pericoli, nell’ora in cui lo specchio si riempie la
  faccia di stelle, comete di capelli inanellati.

       Le città d’Europa vedono arrivare nel
  nebbiume le navi dei folli. A Schleswig-
  Holstein, tempo addietro, avevano già tracciato
  il cerchio sacro, la siepe di fuoco.

       Un ragno stramazzava su di un tappeto di
  neve, terreno della parola, e vetri oltre gli alberi
  della fiera scoprivano la loro reale geografia:
  sentieri come serpenti flutuavanno in mezzo ad
  un deserto grande di nuvole.

       L’acqua dei rubinetti rosicchia le pile
  millenarie, bigonce per falconi che han perduto
  le carte dei cieli.

       Fragranza di noci ed uva passa s’infila per le
  scale.

       Chi ha la parola, ha la spada?

       I frutti dell’inverno da tempo morirono
  sopra le tavole avvolte in tovaglie tatuate di lune
  e palme da dattero.
 

       Un apprendista funambolo, arrugginendosi
  gli astri, aveva appeso alle palme la pelle del
  cesellatore!
 

       In mezzo al bosco il tritone lancia l’ultimo
  richiamo del giorno.

       Un’immensa spiaggia mormora tra le
  schiume.
 
 

II

        Gatti infuriati s’azzuffano nei garages deserti
   dove navigli perduti navigano in pozze di
   petrolio. La luna del tempo, salita alla torre, mi
   insegue il volo d’una gazza: riconosciuto, ho
   infilato lo sguardo nei tatuaggi del cielo e ho
   offerto agli dei tre pietre, uva, acqua e miele.
   Ho ordinato mi chiudessero la finestra, ché il
   lupo della notte già è di ronda nei cantoni.

        Sulla serranda dell’autorimessa qualcuno
   aveva scritto il mio nome: mi chiamano A.
 
 

III

        Già lo sapete, io sono l’Altro, quello che
   accarezza mille facce e graffia le pareti quando
   sette cerchi di fuoco circondano la città. Mi
   diedero un nome e mi assassinarono, altri
   dovetti inventarne per rinascere dal fango delle
   parole.

        Già lo sapete, mi chiamano A, e mi
   crocifiggono alle pareti, vicino le macchie di
   umido e alle carte che essi conservano negli
   archivi segreti.

        La barca del mio nome è alla fonda
   nell’isola: io sono l’isola.
 
 

IV

        Trafficante di misteri, commercianti di dadi,
   scrutavo, sulla punta del giorno, la luna di
   terra, l’anatra d’argento, il corpo della disfatta
   del mio grande amore.

        Chi ha sradicato l’albero che fioriva in
   mezzo al bosco?

        Perduto l’albero, perduta la speranza?
 
 

V

        T’incoronai con i fiori dell’equinozio e mi
   dicevi che il sole era una pietra, un tamburo di
   fuoco. «Die Grenzen meiner Sprache»
   bedeuten die Grenzen meiner Welt. Più oltre la
   fine del mondo, dietro cortine di sterminate
   selve, ti amai.

        Sole di pietra. Luna di terra. Fior
   d’equinozio.
 
 

VI

        Amore, amore, il viaggio finisce e comincia
   la vita. Le coppe cullano polvere di vino e
   ceneri. I lenzuoli han disperso le tracce del
   nostro corpo. Le campane non mormorano in
   fondo alla valle.

        Vieni, dammi la mano. Chi ha riempito
   questa camera di mappe?
 
 

VII

        Gli ulivi urlano la mia solitudine d’argento,
   fantasma ch’io sono in questo tramonto che
   s’insinua tra i seni delle montagne, patria del
   fuoco e della luna.

        Il mio cuore dorme nel cuore del bosco là
   dove i daini non temono l’uomo, eterna paura
   della freccia di rame.

        Là dove le torri s’inchinano vive chi più
   mi amo.
 
 

VIII

        Chi mi parla? Chi costruisce questo discorso
   che balla sulle nuvole di questa camera che
   sprofonda?

        Ti conosco amico. So dove ti nascondi, drago
   di fiamma. Sei tu? o sono io? chi parla? Vi
   dono io la parola, frutti dell’inverno, o siete voi
   che la donate?

        Quando mi penso mi nego: fiamma e cera.
 
 


Translated by Giuseppe Fiorelli
Il Pomerio, 1983 Elitropia Edizioni, Reggio Emilia

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