LUNA DI TERRA
I
Lautunno simbosca nelle camere delle
mansarde come un
fuggitivo, lontano da tutti i
pericoli, nellora
in cui lo specchio si riempie la
faccia di stelle,
comete di capelli inanellati.
Le città dEuropa vedono arrivare nel
nebbiume le navi
dei folli. A Schleswig-
Holstein, tempo
addietro, avevano già tracciato
il cerchio sacro,
la siepe di fuoco.
Un ragno stramazzava su di un tappeto di
neve, terreno della
parola, e vetri oltre gli alberi
della fiera scoprivano
la loro reale geografia:
sentieri come serpenti
flutuavanno in mezzo ad
un deserto grande
di nuvole.
Lacqua dei rubinetti rosicchia le pile
millenarie, bigonce
per falconi che han perduto
le carte dei cieli.
Fragranza di noci ed uva passa sinfila per le
scale.
Chi ha la parola, ha la spada?
I frutti dellinverno da tempo morirono
sopra le tavole
avvolte in tovaglie tatuate di lune
e palme da dattero.
Un apprendista funambolo, arrugginendosi
gli astri, aveva
appeso alle palme la pelle del
cesellatore!
In mezzo al bosco il tritone lancia lultimo
richiamo del giorno.
Unimmensa spiaggia mormora tra le
schiume.
II
Gatti infuriati sazzuffano nei garages deserti
dove navigli
perduti navigano in pozze di
petrolio.
La luna del tempo, salita alla torre, mi
insegue il
volo duna gazza: riconosciuto, ho
infilato lo
sguardo nei tatuaggi del cielo e ho
offerto agli
dei tre pietre, uva, acqua e miele.
Ho ordinato
mi chiudessero la finestra, ché il
lupo della
notte già è di ronda nei cantoni.
Sulla serranda dellautorimessa qualcuno
aveva scritto
il mio nome: mi chiamano A.
III
Già lo sapete, io sono lAltro, quello che
accarezza
mille facce e graffia le pareti quando
sette cerchi
di fuoco circondano la città. Mi
diedero un
nome e mi assassinarono, altri
dovetti inventarne
per rinascere dal fango delle
parole.
Già lo sapete, mi chiamano A, e mi
crocifiggono
alle pareti, vicino le macchie di
umido e alle
carte che essi conservano negli
archivi segreti.
La barca del mio nome è alla fonda
nellisola:
io sono lisola.
IV
Trafficante di misteri, commercianti di dadi,
scrutavo,
sulla punta del giorno, la luna di
terra, lanatra
dargento, il corpo della disfatta
del mio grande
amore.
Chi ha sradicato lalbero che fioriva in
mezzo al bosco?
Perduto lalbero, perduta la speranza?
V
Tincoronai con i fiori dellequinozio e mi
dicevi che
il sole era una pietra, un tamburo di
fuoco. «Die
Grenzen meiner Sprache»
bedeuten die
Grenzen meiner Welt. Più oltre la
fine del mondo,
dietro cortine di sterminate
selve, ti
amai.
Sole di pietra. Luna di terra. Fior
dequinozio.
VI
Amore, amore, il viaggio finisce e comincia
la vita. Le
coppe cullano polvere di vino e
ceneri. I
lenzuoli han disperso le tracce del
nostro corpo.
Le campane non mormorano in
fondo alla
valle.
Vieni, dammi la mano. Chi ha riempito
questa camera
di mappe?
VII
Gli ulivi urlano la mia solitudine dargento,
fantasma chio
sono in questo tramonto che
sinsinua
tra i seni delle montagne, patria del
fuoco e della
luna.
Il mio cuore dorme nel cuore del bosco là
dove i daini
non temono luomo, eterna paura
della freccia
di rame.
Là dove le torri sinchinano vive chi più
mi amo.
VIII
Chi mi parla? Chi costruisce questo discorso
che balla
sulle nuvole di questa camera che
sprofonda?
Ti conosco amico. So dove ti nascondi, drago
di fiamma.
Sei tu? o sono io? chi parla? Vi
dono io la
parola, frutti dellinverno, o siete voi
che la donate?
Quando mi penso mi nego: fiamma e cera.