Carles Riba
LA IL·LUSTRACIÓ POÈTICA METROPOLITANA & CONTINENTAL
Plurilingual Anthology of Catalan Poetry
Italiano

 
Carles Riba
(Barcelona, 1893 – 1959)


T’ILLUSE LA GRAZIA FUGGITIVA...
FUMMO COME GENTE NATA SULLA RIVA STERILE...
QUALE DEA APPASSIONATA...
LA NOTTE VOLLE CHE FOSSIMO NOTTE...

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T’ILLUSE LA GRAZIA FUGGITIVA...
 

T’illuse la grazia fuggitiva
d’un desiderio e ora sei deserta, o mente.
Oh, solitudine senza dolce pensiero,
folle tumulto senza parola viva!

Che conta però se nel tuo oblio
profonda l’inquietudine perdura?
La gioia si ferma sulla carne ancora
con l’annuncio d’un canto non detto.

È il fuoco sacro che ti perpetua
sulle ceneri della desolazione;
non chiedere calma nel tuo oblio, o mente,
o folle che osasti contemplarti nuda.
 
 


Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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FUMMO COME GENTE NATA SULLA RIVA STERILE...
 

Fummo come gente nata sulla riva sterile
davanti al sorriso innumere del mare;
la grande tentazione lentamente affranca
le audaci volontà dal triste costume avaro.

E un giorno se la porta, come d’un colpo,
con i ricordi e con gli dei e i canti,
ove scoprissero una terra dorata
oltre le tenebre profonde e ondeggianti.

All’errante sguardo dei naviganti di ventura
si popola d’isole con porti fidi il vergine mare;
ma dolcezza terrestre non colma il bisogno:
sempre nuove rotte chiedono alle stelle.

Scelgono il mare, deserto, infinito
i venti che s’assalgono per volubili cammini;
ordina il suo volo la nave nella lotta sonora:
così la nostra vita, Amore, nella guerra di destini.
 
 


Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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QUALE DEA APPASSIONATA...
 

     Quale dea appassionata
     quando nacqui mi segnò la fronte
          con mano affaticata
per un’ansia impossibile che le curvava il fianco
empiendole i cammini innumeri di sangue,
lubrico e mosso come nidiata di serpi
sotto il porporino di un roseto fondo?
     Quale dea appassionata
     quando nacqui mi segnò la fronte?

     Io non so cosa d’immortale vinto
     dentro me pesa, come la memoria
          di un patimento ignoto,
o sogno senza immagini, che s’amplia e annera
fin dentro, ov’ansima una cosa viva;
porto la brace quasi accecata di un’altra giovinezza
che non fruttò dentro il mio petto la fiamma transitoria:
     io non so cosa d’immortale vinto
     dentro me pesa, come una memoria.

     Oppure è la mia stessa vita
     che si riflette sopra il nulla,
          lontana e indebolita,
come uno squarcio di cielo tempestoso in pozzo scuro
e, creatura con ali senza gioia di volo,
mi nutro nel mio cantuccio con la secca bugia
d’essere più debole, io, del mio stesso volere
     mentre la mia vita è rósa
     dall’ombra che galleggia sopra il nulla.

 
 

Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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LA NOTTE VOLLE CHE FOSSIMO NOTTE...


 
La notte volle che fossimo notte
noi stessi, terrestri
come l’ombra e come gli animali
ch’errano nudi a caccia di diletto.

L’aria, dal tuo al mio petto,
si caricò di sali profondi;
corremmo per fondi abissali
donando luna a isole d’oblio.

La nostra povera vita,
come la luce intesa,
s’espanse in fiore scuro ch’arde.

Tutto nell’Avventura mutava:
non ero io, se tu mi guardavi;
se tu ridevi, non eri impura.
 
 


Translated by Giuseppe E. Sansone
CARNER, RIBA, FOIX, ESPRIU, Poesia catalana del novecento, Newton Compton editori, Roma, 1979.

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